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L'invenzione della casetta rovinata/The Invention of the Ruined House




(It) Su tutto il territorio italiano insistono una moltitudine di edifici che stanno deteriorando, finendo poi per essere demoliti, sostituiti o dimenticati. Intrinsecamente a queste strutture, piccole o grandi che siano, esiste una qualità del tempo che è passato. Gli alti costi di ristrutturazione portano i proprietari, le associazioni, i comuni o il demanio a “scegliere di non agire”, generando tali situazioni di abbandono. Inoltre tali edifici spesso si trovano lungo strade carrabili, altro motivo per cui il loro valore è difficile da riconoscere.

Il progetto vuole dare nuova luce al fatto che tutti gli edifici in questione possano tornare a splendere per essere ri-utilizzati e ri-apprezzati da tutti. Come affermano le teorie dei premi Pritzker R. Venturi e D. Scott Brown, il pensiero risiede nell’applicare il principio dell’ ”involucro decorato”, immaginando che sia l’insegna sopra all’edificio a dargli una funzione. Questo non significa che ogni struttura abbandonata debba diventare “decorata”, ma si può immaginare di utilizzare questo concetto per portare luce, letteralmente, sul potenziale di queste strutture. Citando Venturi e Scott Brown: “Questa architettura di stili e segni è anti-spaziale, è un’architettura di comunicazione prima che della spazialità”1, enfatizzando la bellezza e il potenziale di questi spazi. Ogni edificio è un monumento del proprio tempo, poiché moderno quando costruito2. Gli edifici sono perciò un’espressione dell’epoca di concepimento, radicati nell’arte, nella tecnologia e nell’economia del proprio tempo. L’architettura si armonizza per coerenza con il patrimonio costruito o reagisce ad esso. Essa dovrebbe rispondere alle esigenze degli utenti e  contemporaneamente soddisfare le loro mutevoli necessità.

Il progetto consiste nell’identificare edifici, architettonicamente e strategicamente di interesse, in stato di abbandono o degrado, che siano in prossimità di centri popolosi, in modo che il flusso di persone sia garantito. Dopo l’identificazione, sull’edificio viene sistemata un’insegna illuminata che comunica, ad esempio: “Ciao”. La parola può essere in relazione al contesto o alla situazione, o può servire semplicemente ad indurre una serie di riflessioni. “Perché quell’edificio dice Ciao?”.

L’insegna in se non è nulla di innovativo, ma posizionata in un contesto inusuale, può definire nuove relazioni tra l’edificio ed i passanti. Risultando di grandi dimensioni ed illuminata, l’insegna è visibile da una lunga distanza, diventando un “comunicatore ad ampio raggio”1: i passanti rifletteranno vedendo un edificio che fino a quel giorno non avevano notato.

L’idea volontariamente utilizza la forma più semplice possibile di comunicazione, che servirà come strumento di riscatto di tali edifici. “Tutte le volte che si perde la realtà magica dell’architettura si perde anche l’architettura”3. Dal momento che ogni situazione è unica, in relazione alla propria posizione rispetto alla città, non è il progetto a determinarne l’utilizzo. L’insegna è aggiunta alla struttura ed ha il solo scopo di creare un richiamo ed una piattaforma per i cittadini, che decideranno l’utilizzo più congruo dell’edificio: può ad esempio diventare un padiglione per mostre d’arte, uno spazio per conferenze o la sede di un’associazione locale, una piattaforma per un mercato di prodotti locali, un luogo di giochi da tavolo, etc. La funzione è flessibile, l’importanza risiede nell’attività di carattere socio-culturale che viene aggiunta, qualunque essa sia. Si può anche immaginare di reintrodurre la funzione che fu: ciò che era un luogo di culto un tempo, come ad esempio una cappella o un chiesotto, può tornare ad essere tale.

Insegna luminosa e riappropriazione del bene da parte della comunità: queste sono le basi per far sì che il progetto diventi realizzabile. L’edificio farà pubblicità a se stesso, mentre la responsabilità e la lungimiranza spetta alle amministrazioni dei comuni su cui il bene insiste.

Questa ri-valorizzazione vuole pubblicizzare e comunicare la fragilità di molte architetture, attraverso una interdisciplinarità tra diverse aree di interesse: l’arte, la comunicazione, il restauro, la cultura, la socialità, il km 0, l’associazionismo etc. Servirà un solo esempio di successo per far capire ai cittadini e alle amministrazioni come, anche solamente attraverso semplici iniziative che creano piattaforme di incontro e scambio, sia possibile trasformare, con un graduale processo informativo, interi paesaggi rurali e urbani che silenziosamente stanno deteriorando.

(Eng) The entirety of the Italian territory holds a multitude of deteriorating buildings, that sooner or later will be demolished, replaced or forgotten. These buildings, small or big, have an inherent quality of the times that have passed. The high costs of restoration brings a choice of  “not acting” to the owners, associations, municipality  or state, which generates these situations of abandonment. These buildings are often found along large roads, which is yet another reason why their value is difficult to recognize.

The project wants to shed new light on the fact that the buildings in question can all return to their previous splendour, to be re-utilized and re-valued again. Like the theories of Robert Venturi and Denise Scott Brown argue; applying the principle of  “the decorated shed”, imagines that a sign above the building implies and gives function to it. This does not signify that an abandoned structure needs to be “decorated”, but one can imagine to use this concept to literally shed light on these structures. Quoting Venturi and Scott Brown: “This architecture of styles and signs is antispatial; it is an architecture of communication over space”1, emphasizing the beauty and potential of these spaces. Every building is a monument of its own time, because it was modern when it was built2. Buildings are an expression of their era, rooted in the art, technology and economy of its specific time period. Architecture can either harmonize or reacts to the surrounding environment. It has to respond to the needs of its users but at the same time adapt the any kind of change.

This project is based on identifying buildings of architectonic and strategic interest in a state of abandonment or deterioration. Preferably in relation to populated areas to increase the possibility of encountering the work. Once a building is identified, the structure receives a sign of an illuminated word, for example “hello”. The word can relate to the site or to the situation, or simply induce people to reflect: “Why is that building saying hello”? The sign itself is a common thing, but exhibited out of its context it creates a new relationship. By enabling it to be noticed also from afar makes it a “vast space communicator”1, the people passing by will reflect when seeing a building that up until that day, they had never noticed.

The idea uses the most simple form of communication that serves as an instrument of redemption for these buildings. “Every time you lose the real magic of architecture, you also lose architecture”3. Since each situation is unique, relating to its position and its connection to the city, it is not the project that determines its use. The sign is added to the structure with the sole purpose of communication and giving citizens a possibility of deciding the most appropriate use of the building. For example, it can become a pavilion for art exhibitions, a conference space or the headquarters of a local association, a platform for a market of local products, a place for playing card games, etc. The function is flexible, the importance lies in the socio-cultural activity that is added, whatever it may be. One can also imagine reintroducing the original function: what was once a place of worship, such as a chapel or a church, can regain just that specific function.

An illuminated sign and the reappropriation of the structure for the community is the base to achieve this project. The building is its own publicity, its own advocate, but the responsibility lies with the concerned municipalities to provide it to the needs of the people.

This re-evaluation wants to promote and communicate the potential of fragile architectures through an interdisciplinary method combining different fields of interests: art, communication, restoration, culture, sociality, 0 km-thinking, associativity etc. Only one example is needed to give success and spread understanding to citizens and administrations how simple initiatives can create platforms for  exchange and the possibility of transforming entire rural and urban landscapes that are quietly deteriorating with a gradual informative process.

1. Venturi, Robert and Scott Brown, Denise. Learning from Las Vegas (1972)
2. Rogers, Richard. Lecture  “A Place for all People”, (settembre 2018)
3. Sottsass, Etttore. “Per un Bauhaus immaginista contro un Bahaus immaginario”(1956)